La mancanza di idee politiche produce brutti scherzi: Milena Gabanelli è la candidata del Movimento 5 Stelle per la Presidenza della Repubblica.
Una scelta inutile, visto che i grillini in Parlamento sono poco più di 160 su oltre 1000 grandi elettori del Presidente.
PD e SEL potrebbero farcela da soli a eleggere un loro candidato, ma nello spirito della Costituzione si cerca un accordo più ampio.
Bersani offrirà alcuni nomi, sperando che qualcuno tra Monti, Berlusconi e Grillo lo appoggino. Le "parlamentarie" grilline sembrano tirare fuori dai giochi il M5S: non paiono disposti a cercare accordi e quindi il loro candidato non sembra avere alcuna speranza. Serve solo a far propaganda.
Più probabile invece che Monti cerchi un accordo, appoggiando l'elezione di un cattolico del PD. A quel punto si potrà fare a meno anche del voto di Berlusconi, tirando un sospiro di sollievo perchè un Presidente scelto da PD, SEL e Monti sarà certamente persona libera e credibile.
martedì 16 aprile 2013
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martedì 9 aprile 2013
Lo streaming
Avevo scritto un pò di giorni fa che le consultazioni in streaming erano stati una sceneggiata, una finzione.
Adesso salta fuori che c'è stato un fuori onda.
La versione di Bersani: http://video.repubblica.it/dossier/movimento-5-stelle-beppe-grillo/bersani-e-il-fuorionda-dell-incontro-in-streaming-con-m5s/124797/123285?ref=HRBV-1
Adesso salta fuori che c'è stato un fuori onda.
La versione di Bersani: http://video.repubblica.it/dossier/movimento-5-stelle-beppe-grillo/bersani-e-il-fuorionda-dell-incontro-in-streaming-con-m5s/124797/123285?ref=HRBV-1
sabato 6 aprile 2013
Perdita di tempo
Da una settimana la politica italiana è in una situazione di stallo. Si perde tempo, come hanno detto Onida, intervistato da una finta Margherita Hack, come ha detto Renzi e come sta dicendo il PDL.
Napolitano ha inventato i 10 saggi che servono solo a perder tempo. Prima di lui Bersani ha fatto le consultazioni con molta, troppa calma. Ha chiesto un parere alle parti sociali, ai sindaci, ai rappresentanti delle regioni, al presidente della Conferenza Episcopale, a Don Ciotti e pure al CAI.
Giorni persi che fanno innervosire molti politici, ma hanno uno scopo. Anzi forse più di uno.
Il 18 aprile inizieranno infatti le votazioni per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.
Vista l'indisponibilità del Movimento 5 Stelle a scendere a patti con il PD per far nascere un governo, a Bersani non restano che due soluzioni: andare in aula e provare a ottenere la maggioranza, grazie a qualche "grillino" pentito che potrebbe votare a favore o potrebbe non votare, oppure scendere a patti con Berlusconi per fare un governo di larghe intese.
Ma cosa vorrebbe Berlusconi in cambio della fiducia a un governo targato PD? Semplice: vorrebbe al Quirinale un suo uomo, nella speranza di potersi difendere dai processi.
Se Bersani accettasse questo scambio farebbe un salto nel vuoto. Il Presidente resta infatti in carica 7 anni, mentre un governo può essere sfiduciato in qualunque momento.
Il solo modo che ha Bersani per non infilarsi in questa trappola è di arrivare all'elezione del Presidente della Repubblica senza scendere a patti con Berlusconi. Un presidente può essere eletto con il voto dei Montiani e magari anche senza questo.
Dunque non resta che perdere tempo, inventarsi qualche divertente passatempo per un'altra settimana. Poi il nuovo Presidente deciderà come affrontare la questione "formazione del governo", sollevando anche Napolitano dall'ingrato compito di decidere cosa succederà nei prossimi anni pur avendo di fronte un mandato di soli 40 giorni.
Ma anche in vista di una futura campagna elettorale la perdita di tempo è utile a Bersani: i sondaggi dicono che l'attenzione verso il Movimento 5 Stelle è in calo e ogni giorno emergono contrasti. Una parte degli elettori grillini speravano in soluzioni rapide per rimettere in sesto l'economia e forse non hanno fatto i conti con l'indisponibilità del comico genovese a scendere a patti con altri partiti.
La perdita di tempo è dunque un modo per logorare il partito di Grillo, in vista di una futura campagna elettorale.
Napolitano ha inventato i 10 saggi che servono solo a perder tempo. Prima di lui Bersani ha fatto le consultazioni con molta, troppa calma. Ha chiesto un parere alle parti sociali, ai sindaci, ai rappresentanti delle regioni, al presidente della Conferenza Episcopale, a Don Ciotti e pure al CAI.
Giorni persi che fanno innervosire molti politici, ma hanno uno scopo. Anzi forse più di uno.
Il 18 aprile inizieranno infatti le votazioni per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.
Vista l'indisponibilità del Movimento 5 Stelle a scendere a patti con il PD per far nascere un governo, a Bersani non restano che due soluzioni: andare in aula e provare a ottenere la maggioranza, grazie a qualche "grillino" pentito che potrebbe votare a favore o potrebbe non votare, oppure scendere a patti con Berlusconi per fare un governo di larghe intese.
Ma cosa vorrebbe Berlusconi in cambio della fiducia a un governo targato PD? Semplice: vorrebbe al Quirinale un suo uomo, nella speranza di potersi difendere dai processi.
Se Bersani accettasse questo scambio farebbe un salto nel vuoto. Il Presidente resta infatti in carica 7 anni, mentre un governo può essere sfiduciato in qualunque momento.
Il solo modo che ha Bersani per non infilarsi in questa trappola è di arrivare all'elezione del Presidente della Repubblica senza scendere a patti con Berlusconi. Un presidente può essere eletto con il voto dei Montiani e magari anche senza questo.
Dunque non resta che perdere tempo, inventarsi qualche divertente passatempo per un'altra settimana. Poi il nuovo Presidente deciderà come affrontare la questione "formazione del governo", sollevando anche Napolitano dall'ingrato compito di decidere cosa succederà nei prossimi anni pur avendo di fronte un mandato di soli 40 giorni.
Ma anche in vista di una futura campagna elettorale la perdita di tempo è utile a Bersani: i sondaggi dicono che l'attenzione verso il Movimento 5 Stelle è in calo e ogni giorno emergono contrasti. Una parte degli elettori grillini speravano in soluzioni rapide per rimettere in sesto l'economia e forse non hanno fatto i conti con l'indisponibilità del comico genovese a scendere a patti con altri partiti.
La perdita di tempo è dunque un modo per logorare il partito di Grillo, in vista di una futura campagna elettorale.
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giovedì 4 aprile 2013
Alleanza? sì, no, forse
Qualche mese fa Matteo Renzi non voleva che il PD si alleasse con Vendola o l'UDC (vedi qui). Oggi cerca di mettere Bersani alle strette: o il voto o l'alleanza con il PDL.
No a Vendola e sì a Berlusconi? Ma stiamo scherzando?
No a Vendola e sì a Berlusconi? Ma stiamo scherzando?
mercoledì 3 aprile 2013
Parma
Alcuni minuti di promesse mancate e tristi realtà parmigiane a 5 stelle
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d490d4f5-73cc-4701-9fff-faee07f01d82.html#p=0
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giovedì 28 marzo 2013
Grillo tira la volata a....
Beppe Grillo se la prende con l'Unità, colpevole di dire che l'atteggiamento del Movimento 5 Stelle aiuta Berlusconi.
Ma l'Unità ha ragione e i sondaggi confermano: nell'ultimo mese Berlusconi ha guadagnato consenso e se si votasse oggi probabilmente l'alleanza con PDL e Lega avrebbe la maggioranza. Almeno alla Camera.
Questo perchè una parte degli elettori del Movimento 5 Stelle ha votato per i grillini proprio come votava Berlusconi, pensando che il leader sia capace di spazzare via tutto e tutti e di risolvere ogni problema.
Si stanno accorgendo che non è così e ai sondaggisti spiegano che potrebbero votare per Berlusconi e non più per Grillo.
Il solo a non averlo capito è Grillo, che pur di colpire il PD sta tirando la volata a Berlusconi.
Ma l'Unità ha ragione e i sondaggi confermano: nell'ultimo mese Berlusconi ha guadagnato consenso e se si votasse oggi probabilmente l'alleanza con PDL e Lega avrebbe la maggioranza. Almeno alla Camera.
Questo perchè una parte degli elettori del Movimento 5 Stelle ha votato per i grillini proprio come votava Berlusconi, pensando che il leader sia capace di spazzare via tutto e tutti e di risolvere ogni problema.
Si stanno accorgendo che non è così e ai sondaggisti spiegano che potrebbero votare per Berlusconi e non più per Grillo.
Il solo a non averlo capito è Grillo, che pur di colpire il PD sta tirando la volata a Berlusconi.
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mercoledì 27 marzo 2013
La scenaggiata in diretta
Stamattina Pierluigi Bersani e Enrico Letta hanno incontrato la delegazione di deputati e senatori grillini per discutere della formazione di un nuovo governo. Il tutto ripreso e trasmesso on line e in tv, in diretta.
Forse i parlamentari cinquestellati temevano di essere accusati di inciuciare con Bersani, accusa che regolarmente rivolgono ai partiti. Per questo si sono tutelati mandando tutto in diretta.
Ma si può discutere seriamente di qualcosa in pubblico? Poteva Bersani spiegar loro che PD e PDL non sono uguali e fornire le prove? No, certo, non poteva dire cosa pensava di Berlusconi e neppure i cinquestellati potevano eventualmente spiegare che non ritengono davvero uguali gli altri partiti.
Dovevano e potevano solo rispettare le posizioni ufficiali.
Che trattativa è quella in cui le persone non sono libere di dire quel che pensano e devono recitare un copione?
A me è parsa una sceneggiata....
Forse i parlamentari cinquestellati temevano di essere accusati di inciuciare con Bersani, accusa che regolarmente rivolgono ai partiti. Per questo si sono tutelati mandando tutto in diretta.
Ma si può discutere seriamente di qualcosa in pubblico? Poteva Bersani spiegar loro che PD e PDL non sono uguali e fornire le prove? No, certo, non poteva dire cosa pensava di Berlusconi e neppure i cinquestellati potevano eventualmente spiegare che non ritengono davvero uguali gli altri partiti.
Dovevano e potevano solo rispettare le posizioni ufficiali.
Che trattativa è quella in cui le persone non sono libere di dire quel che pensano e devono recitare un copione?
A me è parsa una sceneggiata....
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lunedì 25 marzo 2013
Mi è piaciuto molto
Dopo anni di insulti, Beppe Grillo conosce di persona Napolitano e dice ai suoi capogruppo "mi è piaciuto molto" (vedi qui).
Beppe, forse la realtà fuori da internet è diversa da come la descrivi....
Beppe, forse la realtà fuori da internet è diversa da come la descrivi....
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domenica 24 marzo 2013
PDL o partito dei figuranti?
Ecco il vero volto dei sostenitori di Berlusconi presenti in piazza ieri a Roma: figuranti pagati per fingere di sostenerlo
http://video.repubblica.it/politica/manifestazione-pdl-come-riempire-la-piazza/123328/121818?ref=HREA-1
http://video.repubblica.it/politica/manifestazione-pdl-come-riempire-la-piazza/123328/121818?ref=HREA-1
giovedì 21 marzo 2013
Le idee confuse dei 5 stelle
Come la pensa il Movimento 5 Stelle a proposito del governo prossimo venturo?
In queste settimane abbiamo visto diverse posizioni. Hanno detto, anzitutto, no alle alleanze. Poi hanno spiegato che non vogliono dare la fiducia a nessun governo altrui.
A chi obiettava che senza fiducia il Presidente della Repubblica potrebbe sciogliere le Camere e mandare tutti a casa, hanno risposto che un governo non serve, che si può fare come in Belgio, lasciando che il Parlamento faccia il suo mestiere.
Se così fosse, ci dovremmo aspettare che il partito di Grillo si astenga di fronte alla proposta di un governo guidato da altri partiti, o che l'appoggi dall'esterno, e che ribadisca fortemente i limiti a cui dovrebbero sottostare tutti i governi, a cominciare dalla separazione dei poteri: al governo spetta il potere esecutivo mentre al Parlamento quello legislativo.
E invece il Movimento 5 Stelle chiede per sè il governo, vale a dire la gestione del potere esecutivo, oppure la presidenza del Copasir o della vigilanza Rai.
Idee poche e confuse. Pensano che conti solo il potere legislativo? Vogliono esercitare il potere esecutivo? O vogliono solo fare i controllori del Parlamento alla ricerca di spese della politica da tagliare?
In queste settimane abbiamo visto diverse posizioni. Hanno detto, anzitutto, no alle alleanze. Poi hanno spiegato che non vogliono dare la fiducia a nessun governo altrui.
A chi obiettava che senza fiducia il Presidente della Repubblica potrebbe sciogliere le Camere e mandare tutti a casa, hanno risposto che un governo non serve, che si può fare come in Belgio, lasciando che il Parlamento faccia il suo mestiere.
Se così fosse, ci dovremmo aspettare che il partito di Grillo si astenga di fronte alla proposta di un governo guidato da altri partiti, o che l'appoggi dall'esterno, e che ribadisca fortemente i limiti a cui dovrebbero sottostare tutti i governi, a cominciare dalla separazione dei poteri: al governo spetta il potere esecutivo mentre al Parlamento quello legislativo.
E invece il Movimento 5 Stelle chiede per sè il governo, vale a dire la gestione del potere esecutivo, oppure la presidenza del Copasir o della vigilanza Rai.
Idee poche e confuse. Pensano che conti solo il potere legislativo? Vogliono esercitare il potere esecutivo? O vogliono solo fare i controllori del Parlamento alla ricerca di spese della politica da tagliare?
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martedì 19 marzo 2013
Civati for president?
L'elezione di Grasso e Boldrini al Senato e alla Camera è stato -secondo Conchita De Gregorio- un colpo di genio di Civati, che ha spiazzato il Movimento di Grillo.
Al Senato si sono trovati a scegliere tra Grasso, magistrato antimafia, e Schifani, sospettato di amicizie poco onorevoli.
Alcuni grillini hanno scelto Grasso. Al primo voto il Movimento 5 Stelle s'è spaccato, Grillo ha minacciato espulsioni, il popolo della rete s'è ribellato e lui ha dovuto fare marcia indietro.
Vedremo lo stesso metodo Civati all'opera anche per la formazione del governo? Persone a cui non si può dire facilmente di no e che lasceranno al Parlamento il compito di decidere senza l'ormai solito ricatto di un governo che decide e chiede al Parlamento di approvare?
In un colpo solo Civati è riuscito a far eleggere due presidenti credibili, a escludere i "rottamandi" dalle cariche di governo, a mettere in difficoltà i grillini, a aprire la strada a un governo di personaggi alternativi, a sconfiggere la destra. Un colpo da maestro.
Che sia lui il prossimo segretario del PD?
Al Senato si sono trovati a scegliere tra Grasso, magistrato antimafia, e Schifani, sospettato di amicizie poco onorevoli.
Alcuni grillini hanno scelto Grasso. Al primo voto il Movimento 5 Stelle s'è spaccato, Grillo ha minacciato espulsioni, il popolo della rete s'è ribellato e lui ha dovuto fare marcia indietro.
Vedremo lo stesso metodo Civati all'opera anche per la formazione del governo? Persone a cui non si può dire facilmente di no e che lasceranno al Parlamento il compito di decidere senza l'ormai solito ricatto di un governo che decide e chiede al Parlamento di approvare?
In un colpo solo Civati è riuscito a far eleggere due presidenti credibili, a escludere i "rottamandi" dalle cariche di governo, a mettere in difficoltà i grillini, a aprire la strada a un governo di personaggi alternativi, a sconfiggere la destra. Un colpo da maestro.
Che sia lui il prossimo segretario del PD?
sabato 16 marzo 2013
QI
Mario Monti voleva la presidenza del Senato, indifferente al fatto di essere il Presidente del Consiglio in un momento non facile per l'Italia.
S'era impegnato con il Presidente Napolitano a non candidarsi in politica. Ha gestito il governo, ha approfittato del suo ruolo per apparire ovunque durante la campagna elettorale, non è diventato determinante e ciò nonostante ha chiesto la presidenza del Senato, bloccato dal Presidente preoccupato delle conseguenze per l'Italia se Monti abbandonasse il governo.
Capisco che gli dobbiamo gratitudine per averci liberato di un politico insignificante come Fini, ma forse abbiamo sopravvalutato il QI di Mario Monti...molto meno intelligente e molto più presuntuoso di quel che appare.
S'era impegnato con il Presidente Napolitano a non candidarsi in politica. Ha gestito il governo, ha approfittato del suo ruolo per apparire ovunque durante la campagna elettorale, non è diventato determinante e ciò nonostante ha chiesto la presidenza del Senato, bloccato dal Presidente preoccupato delle conseguenze per l'Italia se Monti abbandonasse il governo.
Capisco che gli dobbiamo gratitudine per averci liberato di un politico insignificante come Fini, ma forse abbiamo sopravvalutato il QI di Mario Monti...molto meno intelligente e molto più presuntuoso di quel che appare.
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giovedì 14 marzo 2013
Auguri a Scola, nuovo Papa. O forse no?
Beppe Grillo spiega da settimane che lui vorrebbe un governo fatto solo da membri del Movimento 5 Stelle e dice che alla presidenza di Camera e Senato i suoi parlamentari voteranno soltanto per i loro candidati.
Nessun compromesso, nessun accordo, solo il proprio candidato.
Qualcosa di simile è successo mercoledì, durante l'elezione del Papa. La CEI, conferenza episcopale italiana, ha mandato un'email in cui si complimentava con il nuovo Papa, Angelo Scola, arcivescovo di Milano.
Peccato che Scola non fosse diventato Papa.
OK, si dirà che qualcuno aveva voglia di festeggiare, che ha preparato l'email e ha schiacciato il tasto invio prima di sapere il nome del nuovo Papa.
Ma il sospetto è un altro: che siano politici o sacerdoti, gli italiani (molti, non tutti) sono tifosi capaci solo di fare il tifo per se stessi, per il proprio candidato, per la propria squadra, incapaci di un minimo di obiettività e di responsabilità.
Come testimoniano le vicende politiche degli ultimi 20 anni. Almeno.
Nessun compromesso, nessun accordo, solo il proprio candidato.
Qualcosa di simile è successo mercoledì, durante l'elezione del Papa. La CEI, conferenza episcopale italiana, ha mandato un'email in cui si complimentava con il nuovo Papa, Angelo Scola, arcivescovo di Milano.
Peccato che Scola non fosse diventato Papa.
OK, si dirà che qualcuno aveva voglia di festeggiare, che ha preparato l'email e ha schiacciato il tasto invio prima di sapere il nome del nuovo Papa.
Ma il sospetto è un altro: che siano politici o sacerdoti, gli italiani (molti, non tutti) sono tifosi capaci solo di fare il tifo per se stessi, per il proprio candidato, per la propria squadra, incapaci di un minimo di obiettività e di responsabilità.
Come testimoniano le vicende politiche degli ultimi 20 anni. Almeno.
mercoledì 13 marzo 2013
Rischio fallimento?
Quattro mesi fa avevo scritto (vedi
questo post) della strana scelta della Regione Piemonte di
dare contributi ai comuni piemontesi come compensazione per i tagli
del governo.
La distribuzione dei soldi era alquanto strana e poco equa, con comuni piccoli (a guida leghista) che ricevevano somme rilevanti e altri comuni ben più grandi a cui erano destinate somme modeste, tenuto conto del numero degli abitanti.
Complessivamente la Regione destinava ai comuni 200 milioni di euro. La stessa somma che oggi Cota, presidente della Regione, dichiara mancare al bilancio regionale (vedi qui).
La Regione, minaccia Cota, potrebbe avere problemi di liquidità a partire da giugno e per questo chiede al governo un contributo di fondi fas per 300 milioni.
Insomma il governo taglia i soldi ai comuni, la Regione aiuta i comuni, soprattutto quelli guidati da una maggioranza di centro-destra, destinando loro 200 milioni e poi, visto che mancano all'appello 200 milioni, chiede al governo di intervenire. In caso contrario saranno costretti a aumentare le imposte regionali e da giugno molti pagamenti saranno a rischio.
Un bel pasticcio che pare aver sortito un unico effetto: permettere a un bel pò di comuni guidati dal centro-destra di tener basse le aliquote IMU. Interessi di parte coi soldi di tutti?
La distribuzione dei soldi era alquanto strana e poco equa, con comuni piccoli (a guida leghista) che ricevevano somme rilevanti e altri comuni ben più grandi a cui erano destinate somme modeste, tenuto conto del numero degli abitanti.
Complessivamente la Regione destinava ai comuni 200 milioni di euro. La stessa somma che oggi Cota, presidente della Regione, dichiara mancare al bilancio regionale (vedi qui).
La Regione, minaccia Cota, potrebbe avere problemi di liquidità a partire da giugno e per questo chiede al governo un contributo di fondi fas per 300 milioni.
Insomma il governo taglia i soldi ai comuni, la Regione aiuta i comuni, soprattutto quelli guidati da una maggioranza di centro-destra, destinando loro 200 milioni e poi, visto che mancano all'appello 200 milioni, chiede al governo di intervenire. In caso contrario saranno costretti a aumentare le imposte regionali e da giugno molti pagamenti saranno a rischio.
Un bel pasticcio che pare aver sortito un unico effetto: permettere a un bel pò di comuni guidati dal centro-destra di tener basse le aliquote IMU. Interessi di parte coi soldi di tutti?
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martedì 12 marzo 2013
Legge elettorale
Una cosa è certa: se si va al voto, è molto probabile che non esca una maggioranza al Senato.
Serve una legge elettorale diversa. Lo dicono in molti. Ma qual è la legge elettorale preferita dal Movimento 5 Stelle?
Se qualcuno l'ha capito me lo dica.
domenica 10 marzo 2013
Uno vale uno
Casaleggio spiega che lascerà il movimento se ci sarà la fiducia ai partiti. Grillo qualche ora dopo ribadisce: se ci sarà la fiducia, lascio la politica.
Domanda per i grillini: se è vero il vostro motto, uno vale uno perchè vi fare ricattare da uno&uno?
Forse è giunto il momento di spiegare a Grillo e Casaleggio le vostre regole.
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sabato 9 marzo 2013
Moriremo renziani?
Prima o poi arriverà. Quindi scopriamo cosa dice...
giovedì 7 marzo 2013
Maggioranza volta per volta
Un'idea del Movimento 5 Stelle è votiamo di volta in volta. Se il M5S è contro l'IMU come Berlusconi, dovrebbe votare per abolirla insieme a PDL e Lega e contro chi invece vuole mantenere l'IMU, passando poi a approvare con il PD altri provvedimenti condivisi col PD.
Che bello se la politica fosse questa. Un partito o movimento che dir si voglia che prende quel che gli piace da chi gli piace, spiegando, come fa un professore di filosofia del diritto vicino al Movimento di Grillo, che il Parlamento è sovrano.
Si potrebbe eliminare qualsiasi imposta o introdurre qualunque beneficio per i cittadini. Basta trovare un alleato che la pensa allo stesso modo.
Ma questo metodo oltre a scontrarsi con l'esistenza del governo, fa a pugni con i vincoli della Costituzione, a cominciare dall'obbligo di pareggio di bilancio e dall'obbligo di dare copertura alle spese (e alle mancate entrate fiscali).
Potrebbe sopravvivere un Parlamento in cui due forze politiche, di cui almeno una all'opposizione, decidono di mettersi d'accordo per prendere provvedimenti contrari alle norme costituzionali?
Che bello se la politica fosse questa. Un partito o movimento che dir si voglia che prende quel che gli piace da chi gli piace, spiegando, come fa un professore di filosofia del diritto vicino al Movimento di Grillo, che il Parlamento è sovrano.
Si potrebbe eliminare qualsiasi imposta o introdurre qualunque beneficio per i cittadini. Basta trovare un alleato che la pensa allo stesso modo.
Ma questo metodo oltre a scontrarsi con l'esistenza del governo, fa a pugni con i vincoli della Costituzione, a cominciare dall'obbligo di pareggio di bilancio e dall'obbligo di dare copertura alle spese (e alle mancate entrate fiscali).
Potrebbe sopravvivere un Parlamento in cui due forze politiche, di cui almeno una all'opposizione, decidono di mettersi d'accordo per prendere provvedimenti contrari alle norme costituzionali?
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mercoledì 6 marzo 2013
Lo strano governo di Santoro
Santoro propone un governo "tecnico".
Stefano Rodotà diventerebbe presidente del Consiglio, all'istruzione Milena Gabanelli,Luigi Zingales all'economia, Fabrizio Barca allo sviluppo economico, Laura Boldrini agli esteri, Carlo Petrini alle politiche agricole, Gino Strada alla Sanità, Maurizio Landini al welfare.
Un governo televisivo, vien da dire. Tutti bravi a comunicare, a dare spettacolo negli studi televisivi. Ma come mettere insieme un liberista come Zingales e progressisti a volte anceh radicali come Strada, Barca o Landini?
Stefano Rodotà diventerebbe presidente del Consiglio, all'istruzione Milena Gabanelli,Luigi Zingales all'economia, Fabrizio Barca allo sviluppo economico, Laura Boldrini agli esteri, Carlo Petrini alle politiche agricole, Gino Strada alla Sanità, Maurizio Landini al welfare.
Un governo televisivo, vien da dire. Tutti bravi a comunicare, a dare spettacolo negli studi televisivi. Ma come mettere insieme un liberista come Zingales e progressisti a volte anceh radicali come Strada, Barca o Landini?
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lunedì 4 marzo 2013
Conviene governare?
A una settimana dal voto cerchiamo di fare il punto della situazione.
Il PD è arrivato primo ma non ha la maggioranza al Senato e non può garantire la governabilità.
Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto un ottimo risultato ma può al massimo risultare decisivo per una maggioranza al Senato. Grillo non vuole accordi con nessuno e promette di non dare la fiducia a alcun governo politico. Forse a un esecutivo tecnico, qualsiasi cosa voglia dire.
Berlusconi, in difficoltà perchè continuano i processi, si gode la quasi vittoria che lo esime dal dovere di prendere iniziative oltre a quella di chiedere al PD di fare un governissimo, che il PD non vuole, specie di fronte alla prospettiva di condanne in arrivo per il Cavaliere.
Infine Mario Monti, presidente del consiglio, pare scomparso dalla scena politica insieme ai suoi compagni di avventura Fini e Casini, anche se i suoi senatori potrebbero pesare al Senato nel caso in cui parte dei grillini appoggiassero un governo col PD.
In questo contesto Grillo cerca di spingere il PD nelle braccia del PDL e il PD si difende cercando di spingere il Movimento grillino a assumersi qualche responsabilità di governo.
Chi vincerà lasida?
Non lo sappiamo, ma forse si può ipotizzare che nascerà un governo tecnico perché Grillo, in un'Italia allo sbando, non si assumerà mai la responsabilità di governare. Gli italiani che l'hanno votato capirebbero le esagerazioni della campagna elettorale a cinque stelle, comprenderebbero che non possono ottenere quei benefici economici che li hanno spinti a abbandonare i partiti tradizionali per tuffarsi nell'esperienza grillina.
E forse anche il PD non ha interesse a occupare le poltrone ministeriali...
Il PD è arrivato primo ma non ha la maggioranza al Senato e non può garantire la governabilità.
Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto un ottimo risultato ma può al massimo risultare decisivo per una maggioranza al Senato. Grillo non vuole accordi con nessuno e promette di non dare la fiducia a alcun governo politico. Forse a un esecutivo tecnico, qualsiasi cosa voglia dire.
Berlusconi, in difficoltà perchè continuano i processi, si gode la quasi vittoria che lo esime dal dovere di prendere iniziative oltre a quella di chiedere al PD di fare un governissimo, che il PD non vuole, specie di fronte alla prospettiva di condanne in arrivo per il Cavaliere.
Infine Mario Monti, presidente del consiglio, pare scomparso dalla scena politica insieme ai suoi compagni di avventura Fini e Casini, anche se i suoi senatori potrebbero pesare al Senato nel caso in cui parte dei grillini appoggiassero un governo col PD.
In questo contesto Grillo cerca di spingere il PD nelle braccia del PDL e il PD si difende cercando di spingere il Movimento grillino a assumersi qualche responsabilità di governo.
Chi vincerà lasida?
Non lo sappiamo, ma forse si può ipotizzare che nascerà un governo tecnico perché Grillo, in un'Italia allo sbando, non si assumerà mai la responsabilità di governare. Gli italiani che l'hanno votato capirebbero le esagerazioni della campagna elettorale a cinque stelle, comprenderebbero che non possono ottenere quei benefici economici che li hanno spinti a abbandonare i partiti tradizionali per tuffarsi nell'esperienza grillina.
E forse anche il PD non ha interesse a occupare le poltrone ministeriali...
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domenica 3 marzo 2013
Parma a 5 stelle
da lavoce.info autore Paolo Scarpa
Federico Pizzarotti è stato eletto sindaco di Parma al ballottaggio contro il candidato del centrosinistra del 21 maggio 2012 con oltre il 60 per cento dei voti, dopo che al primo turno il Movimento 5 Stelle avevano ottenuto il 19 per cento. Il centrosinistra sulla carta era ampiamente favorito, a causa dello sfacelo provocato dalla giunta precedente di centrodestra, con arresti, scandali e un forte indebitamento del comune.
La vittoria di Pizzarotti è ascrivibile a due cause principali: un bisogno diffuso di discontinuità rispetto alle amministrazioni precedenti di centrodestra e l’errore del centrosinistra nella scelta del candidato. Non insignificante anche il fatto che Pizzarotti fosse giovane, del tutto nuovo alla politica, mentre il suo avversario era il navigato presidente della provincia, politico di professione, sostenuto anche da una parte significativa del mondo industriale.
L’amministrazione Pizzarotti ha iniziato il proprio mandato puntando su un profilo di rigore, unito all’ostentazione di modelli comunicativi sobri. L’idea di città e di amministrazione è vagamente ispirata ai principi della decrescita felice; nella realtà l’amministrazione 5 Stelle ha attuato finora una politica piuttosto avara di proposte innovative o strategiche, concentrandosi soprattutto nella gestione ordinaria.
Sul piano della capacità di governo, Pizzarotti nei primi mesi ha evidenziato una generale impreparazione (per altro prevedibile) sulle questioni amministrative, a cui ha cercato di fare fronte con collaborazioni esterne, estranee a passate esperienze amministrative.
L’annuncio di un rapporto stabile di consulenza con personaggi come Loretta Napoleoni, Maurizio Pallante, Pierluigi Paoletti non ha avuto seguito, mentre la lentezza e alcuni incidenti di percorso nella scelta degli assessori hanno condotto alla formazione della giunta in forte ritardo rispetto ai tempi previsti.
Sul piano politico i 5 Stelle hanno subito escluso ogni alleanza con le altre forze rappresentate in consiglio comunale, preferendo l’autosufficienza e un sostanziale isolamento. La maggioranza 5 Stelle appare solida e coesa, forte di un principio di appartenenza e di fedeltà al Movimento.
La partecipazione democratica dei cittadini, uno dei cavalli di battaglia elettorale del Movimento, si è finora espressa solo tramite alcune assemblee di quartiere, gestite da psicologi-facilitatori, prevalentemente vicini al pensiero del Movimento. Sui temi forti, la giunta sembra invece evitare il confronto diretto con la popolazione: nell’assemblea di presentazione del bilancio, il pubblico non ha avuto diritto di parola. Scarsa anche la ricerca di confronto partecipato con le categorie e con fasce specifiche di popolazione, mentre è intenso invece l’uso del web come strumento di comunicazione politica da parte del sindaco e della giunta.
DAL PROGAMMA AI FATTI
Nei primi mesi la giunta ha rivolto l’attenzione in primo luogo alle misure per fronteggiare il debito del comune e delle aziende partecipate: 840 milioni, di cui circa 200 del comune e 640 delle partecipate.
Non è stata tentata una politica di contrattazione complessiva con le banche, né di rivalsa sui responsabili del debito. Le misure adottate sono costituite da un aumento ai livelli massimi della tassazione locale, addizionale Irpef e Imu, (che hanno fruttato maggiori entrate per 56 milioni contro una diminuzione delle risorse da Stato, Regione, fondazioni per circa 29 milioni), da un aumento massiccio di rette e tariffe e da tagli ai servizi, alle manutenzioni, agli investimenti. Tutto ciò comporta un aggravio sui cittadini, in termini di maggiori tasse e di minori servizi.
Su alcune tariffe la giunta ha tentato di addolcire il carico sulle fasce più deboli con una tariffazione progressiva in base al reddito. Tuttavia, le misure appaiono solo di facciata. Le rette, al centro di proteste da parte delle famiglie, sono aumentate del 20 per cento per i nidi (fino a 650 euro/mese) e del 100 per cento per le materne (sino a 280 euro/mese). Sono bloccate ai minimi solo per i redditi con Isee famigliare inferiore ai 20mila euro l’anno, oltre questa cifra scattano gli aumenti progressivi sino all’importo massimo applicabile già per nuclei con un Isee di 32mila euro.
In campagna elettorale, Pizzarotti aveva promesso che avrebbe rivoluzionato il sistema distorto delle partecipate su cui grava la maggiore parte del debito, costruito dalla passata amministrazione per aggirare la legge di stabilità e i vincoli di controllo. Di fatto, però, è stato mantenuto il sistema preesistente. E il castello delle partecipate rischia ora di saltare: per il 26 marzo è attesa la decisione del tribunale sul fallimento di una delle più importanti, Spip, che appartiene a sua volta alla Holding Stt (a totale controllo pubblico), con un concreto rischio di effetto domino su tutto il sistema e sulla credibilità del comune verso le banche. Pur nella situazione di incertezza attuale, la giunta ha deciso ora di trasferire a una partecipata già fortemente indebitata (Parma-infrastrutture) tutto il pacchetto delle competenze dei lavori pubblici, che potrebbe configurarsi come un’anticamera per la liquidazione anche di quel settore.
Una parte significativa del debito del comune è dovuta alla gestione opaca delle passate amministrazioni e il programma del Movimento 5 Stelle prevedeva un impegno nell’individuazione delle responsabilità, per il momento però Pizzarotti sembra evitare una politica di verità sul passato (salvo l’apertura di una commissione d’inchiesta limitata all’affare “public money”), delegando la questione solo alle indagini della magistratura. Questo rende sostanzialmente impossibile ogni tentativo, anche solo simbolico, di recupero di risorse pubbliche distratte a favore di interessi privati.
Altro tema centrale della campagna elettorale è stata la vicenda del termovalorizzatore. Il Movimento 5 Stelle si era impegnato a bloccarne la costruzione, ma il comune non ha emanato alcun provvedimento e la sua realizzazione procede, in attuazione di un piano provinciale del 2005. Secondo quanto annunciato da Iren, entrerà in funzione ad aprile.
Intanto, cresce il degrado complessivo dei luoghi pubblici, per carenza di cura e manutenzione. Piazzale della Pilotta (prospiciente il palazzo farnesiano) di Mario Botta ne è l’esempio principale. E anche altri piccoli segnali contribuiscono a un quadro complessivo di fatiscenza: le fontane della città sono state spente, eliminate le risorse per cancellare i graffiti dai muri.
Risulta in aumento la cosiddetta microcriminalità, mentre i piccoli esercizi commerciali del centro storico vivono una crisi profonda: oltre 120 attività hanno chiuso i battenti nel corso degli ultimi mesi. Non sono previste politiche specifiche sulla sicurezza, né misure a difesa del commercio, mentre i negozianti lamentano di essere ulteriormente penalizzati da nuove norme restrittive.
La giunta Pizzarotti finora non ha dato corso anche ad altri “punti forti” proposti dal Movimento in campagna elettorale. Per esempio, al centro del programma c’era il “consumo zero di suolo”. Tuttavia, la giunta ha già approvato numerosi piani attuativi di espansione edilizia ereditati dalla precedente amministrazione, e non sono state avviate forme di pianificazione urbanistica alternativa.
Gli sforamenti dei limiti massimi di concentrazione per polveri sottili (Pm10) dovuti a traffico automobilistico restano stabilmente al di sopra della norma. Il problema è stato finora affrontato solo con misure palliative dimostratesi inefficaci (alcuni blocchi del traffico), mentre non sono state poste allo studio politiche strutturali sulla mobilità.
Per la prima volta nella sua storia, poi, Parma rinuncia a una stagione concertistica e la lirica è di fatto esangue. Nonostante l’incarico di amministratore del Teatro Regio affidato a Carlo Fontana, non vi sono prospettive chiare, e forse neppure i soldi stanziati dal Governo per il bicentenario verdiano riusciranno a dare ossigeno a un teatro indebitato che produce pochi spettacoli e di livello inferiore alla sua tradizione.
EVOLUZIONE DEL CONSENSO
Le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio hanno visto un consistente successo del Movimento 5 Stelle anche a Parma, dove ha ricevuto il 28 per cento dei voti. È il segnale che il consenso del Movimento è in crescita, anche se non è automatico collegarlo alla specifica azione della giunta locale. Verso la quale anzi si registrano numerosi segnali di insofferenza e di disagio, in modo particolare per l’inerzia decisionale e di proposta di fronte alla crisi strutturale della città, oltreché sulle questioni specifiche che segnano una distanza tra quanto indicato in campagna elettorale e gli atti finora realizzati.
Federico Pizzarotti è stato eletto sindaco di Parma al ballottaggio contro il candidato del centrosinistra del 21 maggio 2012 con oltre il 60 per cento dei voti, dopo che al primo turno il Movimento 5 Stelle avevano ottenuto il 19 per cento. Il centrosinistra sulla carta era ampiamente favorito, a causa dello sfacelo provocato dalla giunta precedente di centrodestra, con arresti, scandali e un forte indebitamento del comune.
La vittoria di Pizzarotti è ascrivibile a due cause principali: un bisogno diffuso di discontinuità rispetto alle amministrazioni precedenti di centrodestra e l’errore del centrosinistra nella scelta del candidato. Non insignificante anche il fatto che Pizzarotti fosse giovane, del tutto nuovo alla politica, mentre il suo avversario era il navigato presidente della provincia, politico di professione, sostenuto anche da una parte significativa del mondo industriale.
L’amministrazione Pizzarotti ha iniziato il proprio mandato puntando su un profilo di rigore, unito all’ostentazione di modelli comunicativi sobri. L’idea di città e di amministrazione è vagamente ispirata ai principi della decrescita felice; nella realtà l’amministrazione 5 Stelle ha attuato finora una politica piuttosto avara di proposte innovative o strategiche, concentrandosi soprattutto nella gestione ordinaria.
Sul piano della capacità di governo, Pizzarotti nei primi mesi ha evidenziato una generale impreparazione (per altro prevedibile) sulle questioni amministrative, a cui ha cercato di fare fronte con collaborazioni esterne, estranee a passate esperienze amministrative.
L’annuncio di un rapporto stabile di consulenza con personaggi come Loretta Napoleoni, Maurizio Pallante, Pierluigi Paoletti non ha avuto seguito, mentre la lentezza e alcuni incidenti di percorso nella scelta degli assessori hanno condotto alla formazione della giunta in forte ritardo rispetto ai tempi previsti.
Sul piano politico i 5 Stelle hanno subito escluso ogni alleanza con le altre forze rappresentate in consiglio comunale, preferendo l’autosufficienza e un sostanziale isolamento. La maggioranza 5 Stelle appare solida e coesa, forte di un principio di appartenenza e di fedeltà al Movimento.
La partecipazione democratica dei cittadini, uno dei cavalli di battaglia elettorale del Movimento, si è finora espressa solo tramite alcune assemblee di quartiere, gestite da psicologi-facilitatori, prevalentemente vicini al pensiero del Movimento. Sui temi forti, la giunta sembra invece evitare il confronto diretto con la popolazione: nell’assemblea di presentazione del bilancio, il pubblico non ha avuto diritto di parola. Scarsa anche la ricerca di confronto partecipato con le categorie e con fasce specifiche di popolazione, mentre è intenso invece l’uso del web come strumento di comunicazione politica da parte del sindaco e della giunta.
DAL PROGAMMA AI FATTI
Nei primi mesi la giunta ha rivolto l’attenzione in primo luogo alle misure per fronteggiare il debito del comune e delle aziende partecipate: 840 milioni, di cui circa 200 del comune e 640 delle partecipate.
Non è stata tentata una politica di contrattazione complessiva con le banche, né di rivalsa sui responsabili del debito. Le misure adottate sono costituite da un aumento ai livelli massimi della tassazione locale, addizionale Irpef e Imu, (che hanno fruttato maggiori entrate per 56 milioni contro una diminuzione delle risorse da Stato, Regione, fondazioni per circa 29 milioni), da un aumento massiccio di rette e tariffe e da tagli ai servizi, alle manutenzioni, agli investimenti. Tutto ciò comporta un aggravio sui cittadini, in termini di maggiori tasse e di minori servizi.
Su alcune tariffe la giunta ha tentato di addolcire il carico sulle fasce più deboli con una tariffazione progressiva in base al reddito. Tuttavia, le misure appaiono solo di facciata. Le rette, al centro di proteste da parte delle famiglie, sono aumentate del 20 per cento per i nidi (fino a 650 euro/mese) e del 100 per cento per le materne (sino a 280 euro/mese). Sono bloccate ai minimi solo per i redditi con Isee famigliare inferiore ai 20mila euro l’anno, oltre questa cifra scattano gli aumenti progressivi sino all’importo massimo applicabile già per nuclei con un Isee di 32mila euro.
In campagna elettorale, Pizzarotti aveva promesso che avrebbe rivoluzionato il sistema distorto delle partecipate su cui grava la maggiore parte del debito, costruito dalla passata amministrazione per aggirare la legge di stabilità e i vincoli di controllo. Di fatto, però, è stato mantenuto il sistema preesistente. E il castello delle partecipate rischia ora di saltare: per il 26 marzo è attesa la decisione del tribunale sul fallimento di una delle più importanti, Spip, che appartiene a sua volta alla Holding Stt (a totale controllo pubblico), con un concreto rischio di effetto domino su tutto il sistema e sulla credibilità del comune verso le banche. Pur nella situazione di incertezza attuale, la giunta ha deciso ora di trasferire a una partecipata già fortemente indebitata (Parma-infrastrutture) tutto il pacchetto delle competenze dei lavori pubblici, che potrebbe configurarsi come un’anticamera per la liquidazione anche di quel settore.
Una parte significativa del debito del comune è dovuta alla gestione opaca delle passate amministrazioni e il programma del Movimento 5 Stelle prevedeva un impegno nell’individuazione delle responsabilità, per il momento però Pizzarotti sembra evitare una politica di verità sul passato (salvo l’apertura di una commissione d’inchiesta limitata all’affare “public money”), delegando la questione solo alle indagini della magistratura. Questo rende sostanzialmente impossibile ogni tentativo, anche solo simbolico, di recupero di risorse pubbliche distratte a favore di interessi privati.
Altro tema centrale della campagna elettorale è stata la vicenda del termovalorizzatore. Il Movimento 5 Stelle si era impegnato a bloccarne la costruzione, ma il comune non ha emanato alcun provvedimento e la sua realizzazione procede, in attuazione di un piano provinciale del 2005. Secondo quanto annunciato da Iren, entrerà in funzione ad aprile.
Intanto, cresce il degrado complessivo dei luoghi pubblici, per carenza di cura e manutenzione. Piazzale della Pilotta (prospiciente il palazzo farnesiano) di Mario Botta ne è l’esempio principale. E anche altri piccoli segnali contribuiscono a un quadro complessivo di fatiscenza: le fontane della città sono state spente, eliminate le risorse per cancellare i graffiti dai muri.
Risulta in aumento la cosiddetta microcriminalità, mentre i piccoli esercizi commerciali del centro storico vivono una crisi profonda: oltre 120 attività hanno chiuso i battenti nel corso degli ultimi mesi. Non sono previste politiche specifiche sulla sicurezza, né misure a difesa del commercio, mentre i negozianti lamentano di essere ulteriormente penalizzati da nuove norme restrittive.
La giunta Pizzarotti finora non ha dato corso anche ad altri “punti forti” proposti dal Movimento in campagna elettorale. Per esempio, al centro del programma c’era il “consumo zero di suolo”. Tuttavia, la giunta ha già approvato numerosi piani attuativi di espansione edilizia ereditati dalla precedente amministrazione, e non sono state avviate forme di pianificazione urbanistica alternativa.
Gli sforamenti dei limiti massimi di concentrazione per polveri sottili (Pm10) dovuti a traffico automobilistico restano stabilmente al di sopra della norma. Il problema è stato finora affrontato solo con misure palliative dimostratesi inefficaci (alcuni blocchi del traffico), mentre non sono state poste allo studio politiche strutturali sulla mobilità.
Per la prima volta nella sua storia, poi, Parma rinuncia a una stagione concertistica e la lirica è di fatto esangue. Nonostante l’incarico di amministratore del Teatro Regio affidato a Carlo Fontana, non vi sono prospettive chiare, e forse neppure i soldi stanziati dal Governo per il bicentenario verdiano riusciranno a dare ossigeno a un teatro indebitato che produce pochi spettacoli e di livello inferiore alla sua tradizione.
EVOLUZIONE DEL CONSENSO
Le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio hanno visto un consistente successo del Movimento 5 Stelle anche a Parma, dove ha ricevuto il 28 per cento dei voti. È il segnale che il consenso del Movimento è in crescita, anche se non è automatico collegarlo alla specifica azione della giunta locale. Verso la quale anzi si registrano numerosi segnali di insofferenza e di disagio, in modo particolare per l’inerzia decisionale e di proposta di fronte alla crisi strutturale della città, oltreché sulle questioni specifiche che segnano una distanza tra quanto indicato in campagna elettorale e gli atti finora realizzati.
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giovedì 28 febbraio 2013
Come si può...?
Un magistrato famoso, amato perchè combatte la mafia, decide di mettersi a capo di un'armata brancaleone di politici poco popolari che tentano di rientrare in Parlamento.
Si presenta, dà credito ai suoi sostenitori, incassa qualche no, alcuni sostenitori se ne vanno quando capiscono che la lista è un cavallo di Troia, e quando gli spiegano che magari è meglio se in qualche regione non si presenta, dice candidamente: siamo qui per vincere.
Come può questo magistrato famoso credere di poter vincere e restare tranquillo a far campagna elettorale?
Si presenta, dà credito ai suoi sostenitori, incassa qualche no, alcuni sostenitori se ne vanno quando capiscono che la lista è un cavallo di Troia, e quando gli spiegano che magari è meglio se in qualche regione non si presenta, dice candidamente: siamo qui per vincere.
Come può questo magistrato famoso credere di poter vincere e restare tranquillo a far campagna elettorale?
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mercoledì 27 febbraio 2013
Gli effetti assurdi del Porcellum
Supponiamo che le elezioni di domenica e lunedì avessero visto la coalizione di centro-sinistra vincere nelle stesse regioni in cui ha vinto nel 2006.
Nel 2006 l'Unione guidata da Prodi vinse nelle regioni "blu" e questo gli garantì una risicata maggioranza: 158 seggi contro 156 (più un indipendente) della coalizione di centro-destra.
Ma cosa sarebbe successo se ci fosse stato un terzo schieramento capace di superare la soglia di sbarramento dell'8%?
Semplice: non ci sarebbe stata una maggioranza.
Per esempio in Piemonte la coalizione vincente prende 13 seggi, mentre tutti gli altri si dividono 9 seggi. Ha vinto la coalizione di Berlusconi, che ha conquistato 13 seggi contro 9 di Prodi.
Bene, se in Piemonte ci fosse stato il partito di Grillo, i 9 seggi destinati ai perdenti non sarebbero finiti tutti a Prodi, ma Prodi se li sarebbe divisi con Grillo. Diciamo 5 all'uno e 4 all'altro.
E a questo punto Prodi non avrebbe avuto la maggioranza. E naturalmente neanche Berlusconi, fermatosi a 156 seggi.
Dunque con gli stessi risultati di allora, se c'è una terza forza politica capace di ottenere seggi al Senato, la maggioranza al Senato sarebbe stata impossibile.
Il porcellum è, come disse il suo autore Calderoli, proprio una porcata.
Nel 2006 l'Unione guidata da Prodi vinse nelle regioni "blu" e questo gli garantì una risicata maggioranza: 158 seggi contro 156 (più un indipendente) della coalizione di centro-destra.
Ma cosa sarebbe successo se ci fosse stato un terzo schieramento capace di superare la soglia di sbarramento dell'8%?
Semplice: non ci sarebbe stata una maggioranza.
Per esempio in Piemonte la coalizione vincente prende 13 seggi, mentre tutti gli altri si dividono 9 seggi. Ha vinto la coalizione di Berlusconi, che ha conquistato 13 seggi contro 9 di Prodi.
Bene, se in Piemonte ci fosse stato il partito di Grillo, i 9 seggi destinati ai perdenti non sarebbero finiti tutti a Prodi, ma Prodi se li sarebbe divisi con Grillo. Diciamo 5 all'uno e 4 all'altro.
E a questo punto Prodi non avrebbe avuto la maggioranza. E naturalmente neanche Berlusconi, fermatosi a 156 seggi.
Dunque con gli stessi risultati di allora, se c'è una terza forza politica capace di ottenere seggi al Senato, la maggioranza al Senato sarebbe stata impossibile.
Il porcellum è, come disse il suo autore Calderoli, proprio una porcata.
martedì 26 febbraio 2013
Una propostina ...
OK,
Bersani ha conquistato 4 regioni in più, ha preso più voti, ma per colpa
di una legge elettorale folle non c'è una maggioranza. Come elettore
sono esausto. Potevo al massimo fare il tifo, convincere gli amici,
esprimere il voto.
Ho sbagliato?
Non lo so ma so
cosa si può fare: decidete chi è il leader della coalizione, chi
candidare, la strategia comunicativa...insomma tutto quel che
considerate giusto fare per vincere, e io lo appoggio, come sempre. Mi
importa solo che non si dica che quel che succede è una mia
responsabilità.
sabato 23 febbraio 2013
Esagerazioni
Esagerazioni da campagna elettorale: si vorrebbe impedire per legge il trasferimento di un calciatore.
venerdì 22 febbraio 2013
Non gli riesce proprio...
Silvio Berlusconi non riesce proprio a dire il vero. E' più forte di lui, deve sempre distorcere le cose, anche quando si parla di calcio.
Mi è capitato di vedere qualche giorno fa un'intervista in tv. Parlava del Milan, era un modo escogitato dalle sue tv per farlo apparire in tv, evitando l'argomento politico.
Berlusconi ha detto che il Milan ha gli stessi punti della Lazio, ma sta davanti in classifica grazie alla miglior differenza reti.
Purtroppo si tratta della solita distorsione della realtà: se due squadre arrivano a pari punti, contano gli scontri diretti. E per ora s'è giocata Lazio-Milan, vinta dalla Lazio per 3-2.
A parità di punti, dunque, per ora la Lazio è in testa, checchè ne dica Berlusconi.
Mi è capitato di vedere qualche giorno fa un'intervista in tv. Parlava del Milan, era un modo escogitato dalle sue tv per farlo apparire in tv, evitando l'argomento politico.
Berlusconi ha detto che il Milan ha gli stessi punti della Lazio, ma sta davanti in classifica grazie alla miglior differenza reti.
Purtroppo si tratta della solita distorsione della realtà: se due squadre arrivano a pari punti, contano gli scontri diretti. E per ora s'è giocata Lazio-Milan, vinta dalla Lazio per 3-2.
A parità di punti, dunque, per ora la Lazio è in testa, checchè ne dica Berlusconi.
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giovedì 21 febbraio 2013
Rimborso IMU
Silvio Berlusconi la spara grossa: s'è inventato una lettera
che assomiglia a quelle che spedisce il fisco, in cui spiega agli
elettori che se vincerà, abolirà l'IMU sulla prima casa e restituirà quella pagata nel 2012.
Per mantenere la promessa, Berlusconi dovrebbe trovare 8 miliardi circa: 4 per abolire l'IMU nel 2013 e 4 miliardi per restituire quella del 2012.
La cosa paradossale è che il buco da colmare con l'IMU l'ha creato proprio Berlusconi. Come? Non facendo nulla nel 2011 per impedire che lo spread salisse alle stelle.
L'Europa, la BCE, il FMI chiedevano all'Italia di mettere in sicurezza i conti pubblici. Berlusconi ha fatto mille proposte, bocciate da una maggioranza che non voleva inimicarsi gli elettori, e così le banche di mezza Europa si sono liberate dei titoli pubblici italiani, diventati improvvisamente a rischio di insolvenza.
Lo spread, come sappiamo, è salito alle stelle trascinando i tassi di interesse sulle nuove emissioni di titoli.
Nel 2012 l'Italia ha rinnovato titoli pubblici per 440 miliardi di euro. Un punto percentuale in più, ovvero 100 punti di spread, voglion dire 4,4 miliardi in più di spesa per interessi. Una maggior spesa probabilmente maggiore, di cui è responsabile il governo Berlusconi, colpevole di non essersi mosso quando lo spread saliva rapidamente e tutti invocavano un intervento sui conti per garantirne la solidità.
Se Berlusconi si fosse mosso per mettere a posto i conti, non solo avrebbe salvato il posto ma la spesa per interessi sarebbe, oggi, più bassa, e ci sarebbero le risorse per evitare, in tutto o in parte, l'IMU sulla prima casa.
Paradossamente oggi Berlusconi vuol togliere l'IMU e restituire quella già pagata, creando forse le condizioni per un altro peggioramento dello spread e quindi per un nuovo aumento della spesa (pubblica) per interessi.
Per mantenere la promessa, Berlusconi dovrebbe trovare 8 miliardi circa: 4 per abolire l'IMU nel 2013 e 4 miliardi per restituire quella del 2012.
La cosa paradossale è che il buco da colmare con l'IMU l'ha creato proprio Berlusconi. Come? Non facendo nulla nel 2011 per impedire che lo spread salisse alle stelle.
L'Europa, la BCE, il FMI chiedevano all'Italia di mettere in sicurezza i conti pubblici. Berlusconi ha fatto mille proposte, bocciate da una maggioranza che non voleva inimicarsi gli elettori, e così le banche di mezza Europa si sono liberate dei titoli pubblici italiani, diventati improvvisamente a rischio di insolvenza.
Lo spread, come sappiamo, è salito alle stelle trascinando i tassi di interesse sulle nuove emissioni di titoli.
Nel 2012 l'Italia ha rinnovato titoli pubblici per 440 miliardi di euro. Un punto percentuale in più, ovvero 100 punti di spread, voglion dire 4,4 miliardi in più di spesa per interessi. Una maggior spesa probabilmente maggiore, di cui è responsabile il governo Berlusconi, colpevole di non essersi mosso quando lo spread saliva rapidamente e tutti invocavano un intervento sui conti per garantirne la solidità.
Se Berlusconi si fosse mosso per mettere a posto i conti, non solo avrebbe salvato il posto ma la spesa per interessi sarebbe, oggi, più bassa, e ci sarebbero le risorse per evitare, in tutto o in parte, l'IMU sulla prima casa.
Paradossamente oggi Berlusconi vuol togliere l'IMU e restituire quella già pagata, creando forse le condizioni per un altro peggioramento dello spread e quindi per un nuovo aumento della spesa (pubblica) per interessi.
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mercoledì 20 febbraio 2013
Giannino e Grillo
Tra ieri e oggi abbiamo scoperto che Oscar Giannino s'è inventato due lauree e un master. Ma, stando alla tesi di Vittorio Feltri, intervistato da Panorama, il suo pessimo carattere l'ha tradito e quando Zingales si è reso conto che era impossibile collaborare con Giannino, troppo accentratore e troppo egocentrico, non ha potuto fare altro che scaricarlo, rendendo pubblica la menzogna del leader di Fermare il declino.
Comunque sia andata, una cosa è certa: se qualcuno avesse indagato, avrebbe scoperto che su Giannino c'erano molti dubbi e qualche certezza. Come scrive Dagospia (vedi qui) nella discussione di wikipedia c'era scritto tutto: dubbi sulle lauree, sul ruolo di economista e la certezza che non ha fatto alcun master a Chicago. Il tutto condito da qualche errore banale, come quello del nome dell'economista Arrow (Kenneth e non Bob).
Ma se tutto è e era online, perchè nessuno se n'è accorto, sbugiardando Giannino quando s'è presentato alle elezioni?
Una risposta possibile e semplice è che tutto è on line, come dice Beppe Grillo, ma nessuno controlla, nessuno cerca le informazioni disponibili a tutti.
Comunque sia andata, una cosa è certa: se qualcuno avesse indagato, avrebbe scoperto che su Giannino c'erano molti dubbi e qualche certezza. Come scrive Dagospia (vedi qui) nella discussione di wikipedia c'era scritto tutto: dubbi sulle lauree, sul ruolo di economista e la certezza che non ha fatto alcun master a Chicago. Il tutto condito da qualche errore banale, come quello del nome dell'economista Arrow (Kenneth e non Bob).
Ma se tutto è e era online, perchè nessuno se n'è accorto, sbugiardando Giannino quando s'è presentato alle elezioni?
Una risposta possibile e semplice è che tutto è on line, come dice Beppe Grillo, ma nessuno controlla, nessuno cerca le informazioni disponibili a tutti.
martedì 19 febbraio 2013
Ineffabile Berlusconi
"Lei viene? E quante volte viene? E a che distanza temporale? Può girarsi un'altra volta?"
Sono le frasi dette in pubblico da Silvio Berlusconi durante la campagna elettorale a una dipendente di Green Power.
Frasi imbarazzanti. Per la donna e per l'ex presidente del Consiglio, che non è nuovo a atteggiamenti non proprio da gentiluomo.
L'interessata s'è sentita in imbarazzo e l'ha scritto sul profilo facebook, ma l'ineffabile Silvio, invece di limitarsi a qualche scusa, le ha spiegato che il suo imbarazzo deriva dalla lettura dei giornali e le ha consigliato di evitare per il futuro di leggere Repubblica, l'Unità e altri giornali a lui ostili.
Se una donna si offende davanti a un maleducato signore, la colpa è dei giornali... Da non crederci.
Sono le frasi dette in pubblico da Silvio Berlusconi durante la campagna elettorale a una dipendente di Green Power.
Frasi imbarazzanti. Per la donna e per l'ex presidente del Consiglio, che non è nuovo a atteggiamenti non proprio da gentiluomo.
L'interessata s'è sentita in imbarazzo e l'ha scritto sul profilo facebook, ma l'ineffabile Silvio, invece di limitarsi a qualche scusa, le ha spiegato che il suo imbarazzo deriva dalla lettura dei giornali e le ha consigliato di evitare per il futuro di leggere Repubblica, l'Unità e altri giornali a lui ostili.
Se una donna si offende davanti a un maleducato signore, la colpa è dei giornali... Da non crederci.
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lunedì 18 febbraio 2013
Il voto disgiunto
Domenica e lunedì si eleggerà anche il presidente della Lombardia, la regione italiana più popolosa e ricca.
I sondaggi dicono che sarà una sfida all'ultimo voto tra Umberto Ambrosoli e Roberto Maroni, mentre gli altri candidati e in particolare Albertini, appoggiato da Monti, Fini e Casini, non hanno alcuna possibilità di vincere.
Gli elettori dunque sceglieranno tra due candidati chi governerà per i prossimi 5 anni la Regione. Chi voterà per il candidato di Rivoluzione Civile, del Movimento grillino o per Albertini, di fatto lascerà ad altri la scelta.
E' opportuno andare a votare lasciando che siano altri a decidere? Per molti no. L'ultimo a aver deciso di esercitare il voto disgiunto è Ichino, ex PD, che preferisce Ambrosoli a Maroni e annuncia che voterà per il partito di Monti ma non per Albertini.
Ambrosoli dà più garanzie a alcuni elettori che voteranno altri partiti, come quello di Mario Monti che riesce al tempo stesso a dire che gli elettori sono maturi e sanno scegliere e a opporsi al voto disgiunto.
Perchè Monti è contrario al voto disgiunto se sa che Albertini non ha alcuna speranza di diventare presidente della Lombardia?
Forse perché pensa che parte dei suoi elettori, scegliendo Ambrosoli o Maroni, poi non voteranno più la sua lista. Ma gli elettori non sono maturi?
I sondaggi dicono che sarà una sfida all'ultimo voto tra Umberto Ambrosoli e Roberto Maroni, mentre gli altri candidati e in particolare Albertini, appoggiato da Monti, Fini e Casini, non hanno alcuna possibilità di vincere.
Gli elettori dunque sceglieranno tra due candidati chi governerà per i prossimi 5 anni la Regione. Chi voterà per il candidato di Rivoluzione Civile, del Movimento grillino o per Albertini, di fatto lascerà ad altri la scelta.
E' opportuno andare a votare lasciando che siano altri a decidere? Per molti no. L'ultimo a aver deciso di esercitare il voto disgiunto è Ichino, ex PD, che preferisce Ambrosoli a Maroni e annuncia che voterà per il partito di Monti ma non per Albertini.
Ambrosoli dà più garanzie a alcuni elettori che voteranno altri partiti, come quello di Mario Monti che riesce al tempo stesso a dire che gli elettori sono maturi e sanno scegliere e a opporsi al voto disgiunto.
Perchè Monti è contrario al voto disgiunto se sa che Albertini non ha alcuna speranza di diventare presidente della Lombardia?
Forse perché pensa che parte dei suoi elettori, scegliendo Ambrosoli o Maroni, poi non voteranno più la sua lista. Ma gli elettori non sono maturi?
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sabato 16 febbraio 2013
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giovedì 14 febbraio 2013
Sondaggi
Anche se non consentiti, circolano lo stesso e indicano uno scenario immutato, come suggeriva qualche giorno fa Nicola Piepoli, secondo il quale negli ultimi 15 giorni non cambia nulla.
Youtrend (http://www.youtrend.it/voci-dal-conclave-camera-papale/ ) sostiene che il divario tra centrosinistra e destra berlusconiana resta fermo a 5 punti, che Monti e Grillo sono attorno al 13%, che Ingroia fatica a raggiungere il 4% mentre di Giannino si sono perse le tracce.
Youtrend (http://www.youtrend.it/voci-dal-conclave-camera-papale/ ) sostiene che il divario tra centrosinistra e destra berlusconiana resta fermo a 5 punti, che Monti e Grillo sono attorno al 13%, che Ingroia fatica a raggiungere il 4% mentre di Giannino si sono perse le tracce.
mercoledì 13 febbraio 2013
Poche idee e neppure sue
Presa Diretta qualche settimana fa s'è occupata degli F135, aerei americani che l'Italia dovrebbe comprare nei prossimi anni. E ha intervistato i leader politici in campagna elettorale per conoscere la loro opinione.
Tra questi Mario Monti. L'intervista la trovate qui: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-03052556-4a49-4a6d-8249-7c59169b8890.html#p=0 a partire dal minuto 43.
Mario Monti legge un testo, e non è la prima volta. Perchè? Nessuna idea? Niente da dire? Mario, dì qualcosa e dillo con parole tue.
Tra questi Mario Monti. L'intervista la trovate qui: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-03052556-4a49-4a6d-8249-7c59169b8890.html#p=0 a partire dal minuto 43.
Mario Monti legge un testo, e non è la prima volta. Perchè? Nessuna idea? Niente da dire? Mario, dì qualcosa e dillo con parole tue.
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martedì 12 febbraio 2013
sabato 9 febbraio 2013
La leggenda del 1994
C'è una leggenda detta e ripetuta tante volte da sembrare vera: nel 1994 Occhetto aveva vinto, poi arrivò Berlusconi e li fregò tutti, creando dal nulla un partito capace di battere chiunque.
Cosa accedde veramente? Partiamo dal voto del 1992. Forza Italia non era nata. Il primo partito era la DC che alla Camera ottenne quasi il 30%. Il PDS prese il 16,1%, il PSI di Craxi ottenne il 13,6%, la Lega l'8,6%, mentre Rifondazione e MSI superarono il 5% ciascuno.
I voti progressisti erano, quindi, poco più di 1 su 5, ovvero quelli del PDS (16,1%) e di Rifondazione (5,6%). Un pò poco per immaginare una vittoria facile nel 1994.
Nel 1994 Berlusconi si mette a capo dei conservatori, orfani di DC, PSI, PSDI, liberali e repubblicani, vale a dire di partiti che nel 1992 avevano raccolto oltre il 53% dei voti e poi erano crollati, rimasti senza soldi per effetto di tangentopoli.
Berlusconi, il grande vincente (o forse no?) della politica italiana raccoglie solo il 21% dei voti, ma vince grazie alla strana alleanza con Fini che dal 5,4% balza oltre il 13% e alla Lega che conferma i consensi del 1992. Insieme portano a casa più del 42% dei consensi.
Gli altri sono divisi e per questo perdono. Dunque possiamo dire che Berlusconi non sfondò, non ottenne la marea di voti che la leggenda gli attribuisce. Prese solo una parte del voto conservatore e soprattutto sepe mettere insieme forze politiche con poco o nulla in comune, creando una coalizione vincente
Cosa accedde veramente? Partiamo dal voto del 1992. Forza Italia non era nata. Il primo partito era la DC che alla Camera ottenne quasi il 30%. Il PDS prese il 16,1%, il PSI di Craxi ottenne il 13,6%, la Lega l'8,6%, mentre Rifondazione e MSI superarono il 5% ciascuno.
I voti progressisti erano, quindi, poco più di 1 su 5, ovvero quelli del PDS (16,1%) e di Rifondazione (5,6%). Un pò poco per immaginare una vittoria facile nel 1994.
Nel 1994 Berlusconi si mette a capo dei conservatori, orfani di DC, PSI, PSDI, liberali e repubblicani, vale a dire di partiti che nel 1992 avevano raccolto oltre il 53% dei voti e poi erano crollati, rimasti senza soldi per effetto di tangentopoli.
Berlusconi, il grande vincente (o forse no?) della politica italiana raccoglie solo il 21% dei voti, ma vince grazie alla strana alleanza con Fini che dal 5,4% balza oltre il 13% e alla Lega che conferma i consensi del 1992. Insieme portano a casa più del 42% dei consensi.
Gli altri sono divisi e per questo perdono. Dunque possiamo dire che Berlusconi non sfondò, non ottenne la marea di voti che la leggenda gli attribuisce. Prese solo una parte del voto conservatore e soprattutto sepe mettere insieme forze politiche con poco o nulla in comune, creando una coalizione vincente
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venerdì 8 febbraio 2013
La proposta di Bersani per risollevare l'economia
In questi giorni di campagna elettorale i candidati non mancano le proposte che riguardano l'economia.
Come logico, quasi tutte riguardano l'IMU o altre imposte che gravano
sulle persone. Imposte salite nel 2012 e colpevoli di aver scatenato una
forte recessione.
Invece Bersani fa una proposta interessante: pagare il debito pregresso della pubblica amministrazione. Si tratta di una cinquantina di miliardi di euro che le imprese fornitrici del settore pubblico incassano con forti (e folli) ritardi. Con quali conseguenze?
Se un'impresa non viene pagata o meglio se viene pagata con forte ritardo, può fare due cose: ritardare a sua volta i pagamenti e ricorrere al credito bancario per pagare dipendenti, fisco, inps, fornitori.
L'impresa che non viene pagata, a sua volta ritarda i pagamenti, trasferendo i propri problemi finanziari ai fornitori, che a loro volta faranno lo stesso con i loro fornitori. Inoltre l'impresa si indebita per pagare dipendenti o il fisco, con un aggravio dei costi per l'impresa e con conseguente difficoltà di ottenere altro credito, necessario per far crescere l'attività economica.
A loro volta le banche con clienti che non restituiscono i soldi ricevuti in prestito, hanno difficoltà a concedere altri prestiti, ma anche a raccogliere capitali vista l'insolvenza dei propri clienti.
Dunque la proposta di pagare l'arretrato della pubblica amministrazione è una buona proposta che può avere effetti importanti per l'economia, permettendo a molte imprese di ridurre i debiti verso fornitori per somme che potranno essere complessivamente pari anche a 3-4 volte l'importo pagato dalla pubblica amministrazione, con benefici non solo per le imprese ma anche per il sistema bancario, interessato a farsi restituire i soldi prestati e a concedere nuovi prestiti.
Invece Bersani fa una proposta interessante: pagare il debito pregresso della pubblica amministrazione. Si tratta di una cinquantina di miliardi di euro che le imprese fornitrici del settore pubblico incassano con forti (e folli) ritardi. Con quali conseguenze?
Se un'impresa non viene pagata o meglio se viene pagata con forte ritardo, può fare due cose: ritardare a sua volta i pagamenti e ricorrere al credito bancario per pagare dipendenti, fisco, inps, fornitori.
L'impresa che non viene pagata, a sua volta ritarda i pagamenti, trasferendo i propri problemi finanziari ai fornitori, che a loro volta faranno lo stesso con i loro fornitori. Inoltre l'impresa si indebita per pagare dipendenti o il fisco, con un aggravio dei costi per l'impresa e con conseguente difficoltà di ottenere altro credito, necessario per far crescere l'attività economica.
A loro volta le banche con clienti che non restituiscono i soldi ricevuti in prestito, hanno difficoltà a concedere altri prestiti, ma anche a raccogliere capitali vista l'insolvenza dei propri clienti.
Dunque la proposta di pagare l'arretrato della pubblica amministrazione è una buona proposta che può avere effetti importanti per l'economia, permettendo a molte imprese di ridurre i debiti verso fornitori per somme che potranno essere complessivamente pari anche a 3-4 volte l'importo pagato dalla pubblica amministrazione, con benefici non solo per le imprese ma anche per il sistema bancario, interessato a farsi restituire i soldi prestati e a concedere nuovi prestiti.
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