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sabato 16 marzo 2013

QI

Mario Monti voleva la presidenza del Senato, indifferente al fatto di essere il Presidente del Consiglio in un momento non facile per l'Italia.

S'era impegnato con il Presidente Napolitano a non candidarsi in politica. Ha gestito il governo, ha approfittato del suo ruolo per apparire ovunque durante la campagna elettorale, non è diventato determinante e ciò nonostante ha chiesto la presidenza del Senato, bloccato dal Presidente preoccupato delle conseguenze per l'Italia se Monti abbandonasse il governo.

Capisco che gli dobbiamo gratitudine per averci liberato di un politico insignificante come Fini, ma forse abbiamo sopravvalutato il QI di Mario Monti...molto meno intelligente e molto più presuntuoso di quel che appare.

lunedì 18 febbraio 2013

Il voto disgiunto

Domenica e lunedì si eleggerà anche il presidente della Lombardia, la regione italiana più popolosa e ricca.

I sondaggi dicono che sarà una sfida all'ultimo voto tra Umberto Ambrosoli e Roberto Maroni, mentre gli altri candidati e in particolare Albertini, appoggiato da Monti, Fini e Casini, non hanno alcuna possibilità di vincere.

Gli elettori dunque sceglieranno tra due candidati chi governerà per i prossimi 5 anni la Regione. Chi voterà per il candidato di Rivoluzione Civile, del Movimento grillino o per Albertini, di fatto lascerà ad altri la scelta.

E' opportuno andare a votare lasciando che siano altri a decidere? Per molti no. L'ultimo a aver deciso di esercitare il voto disgiunto è Ichino, ex PD, che preferisce Ambrosoli a Maroni e annuncia che voterà per il partito di Monti ma non per Albertini.

Ambrosoli dà più garanzie a alcuni elettori che voteranno altri partiti, come quello di Mario Monti che riesce al tempo stesso a dire che gli elettori sono maturi e sanno scegliere e a opporsi al voto disgiunto.

Perchè Monti è contrario al voto disgiunto se sa che Albertini non ha alcuna speranza di diventare presidente della Lombardia?

Forse perché pensa che parte dei suoi elettori, scegliendo Ambrosoli o Maroni, poi non voteranno più la sua lista. Ma gli elettori non sono maturi?

sabato 9 febbraio 2013

La leggenda del 1994

C'è una leggenda detta e ripetuta tante volte da sembrare vera: nel 1994 Occhetto aveva vinto, poi arrivò Berlusconi e li fregò tutti, creando dal nulla un partito capace di battere chiunque.

Cosa accedde veramente? Partiamo dal voto del 1992. Forza Italia non era nata. Il primo partito era la DC che alla Camera ottenne quasi il 30%. Il PDS prese il 16,1%, il PSI di Craxi ottenne il 13,6%, la Lega l'8,6%, mentre Rifondazione e MSI superarono il 5% ciascuno.

I voti progressisti erano, quindi, poco più di 1 su 5, ovvero quelli del PDS (16,1%) e di Rifondazione (5,6%). Un pò poco per immaginare una vittoria facile nel 1994.

Nel 1994 Berlusconi si mette a capo dei conservatori, orfani di DC, PSI, PSDI, liberali e repubblicani, vale a dire di partiti che nel 1992 avevano raccolto oltre il 53% dei voti e poi erano crollati, rimasti senza soldi per effetto di tangentopoli.

Berlusconi, il grande vincente (o forse no?) della politica italiana raccoglie solo il 21% dei voti, ma vince grazie alla strana alleanza con Fini che dal 5,4% balza oltre il 13% e alla Lega che conferma i consensi del 1992. Insieme portano a casa più del 42% dei consensi.

Gli altri sono divisi e per questo perdono. Dunque possiamo dire che Berlusconi non sfondò, non ottenne la marea di voti che la leggenda gli attribuisce. Prese solo una parte del voto conservatore e soprattutto sepe mettere insieme forze politiche con poco o nulla in comune, creando una coalizione vincente